Filosofia

Voglio farmi trasportare dall’incontrollabilita’ della vita, rischiare,  farmi attraversare da tutte quelle cose che ancora non so,  non  voglio far riconoscere  alle persone le solite cose, per rassicurare chi le guarda, che  in realta’  deve essere scosso e porsi delle domande. Chi fa la fotografia deve trasmettere  una visione a chi si trova di fronte, stupendolo, ogni volta.

Con la fotografia voglio rivelare i piaceri, le angosce, le gioie degli esseri umani per  comprendere, per cogliere e cogliermi  di sorpresa,  per toccare particolari corde dell’animo umano.

Ogni cosa che so l’ho imparata ispirandomi alle opere di Edward Hopper, per via della sua singolare  rappresentazione in forma apparentemente ingenua, di ciò che gli si è presentato come immagine e quella capacità straordinaria di dare nuova forma e sostanza a ciò che appare generalmente uno scontato luogo comune. La mia macchina fotografica è alla ricerca di aspetti e dettagli diversi, spesso nascosti – o quantomeno ignorati – tramite i quali interpretare la quotidiana varietà dell’esperienza umana. Cerco così di rivelare più di quanto la realtà mostri, oltre i limiti della percezione comune.

Attraverso la fotografia vai alla ricerca di risposte, di  te stesso. Cerchi di vivere piu’ intensamente del solito. Non e’  per scattare la fotografia, per farla ben composta, con dei bei colori. Lo scatto  e’ una condizione che il fotografo si pone per raggiungere un luogo, per conquistare se stesso attraverso  la conquista dell’immagine  che arriva a realizzare. Perche’ magari per scattarla devi  avvicinare una persona, devi capirla,  conquistarla, ti devi misurare, capire se ci sai fare per davvero. E’ un mezzo per conoscersi per sapere chi sei e cosa vuoi, e’ un modo per viversi, per raccontare l’uomo che ti abita dentro. Per fare delle scoperte e portarle agli occhi degli altri.

Ritengo che la fotografia sia un viaggio che stimola la vulnerabilità. Un mezzo per scoprire se stessi insieme a cio’ che ci e’ intorno.  Non si può migliorare se non si è vulnerabili. Pronti ad accogliere. Pronti a cambiare.

E’ un invito – rivolto prima di tutto a me stesso – a fare un passo oltre, a prestare attenzione, a rivalutare ed a volte a ricostruire. Altrimenti, non stai   vivendo nessuna esperienza  e con te  le persone che  guardano  le tue fotografie.

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